• Questo blog ti farà da “bussola” per “ORIENTarti” tra le diversità e le somiglianze che caratterizzano religione e cultura di Oriente e Occidente

  • 14.1.13
    La dimensione interiore della religione di Allah come “via di contatto”

    Negli ultimi tempi, si sono sempre associate alla parola Islām (accento sulla “a” e non sulla “i”, come sento spesso dire) immagini di violenza, integralismo e intolleranza. Del resto, è inconfutabile come l’uso della violenza accompagnato da un pretesto pseudo-religioso sia proprio di alcuni gruppi fondamentalisti che fanno della religione un uso politico e in cui la violenza verso il nemico gioca un ruolo prevalente. Tutto ciò è, senza dubbio, da condannare con determinazione. Sarebbe tuttavia miope guardare all’Islam con queste lenti senza riflettere anche sulla natura prettamente teologico-mistica di una delle tre religioni monoteiste che il mondo conosce. Occorre fare un passo un po’ più lungo per andare oltre, per non rimanere “impantanati” in immagini e idee precostituite. Un modo che ritengo possa essere utile per iniziare a guardare l’Islām con più obiettività è quello di approcciare la sua forma più spirituale. Non tutti sanno, infatti, che il panorama dell’Islam tradizionale ortodosso sarebbe incompleto se non si guardasse con attenzione alla mistica. In arabo si chiama “tasawwuf”, misticismo, meglio conosciuto come “sufismo”.

    Varie sono le interpretazioni dell’origine del nome. Secondo alcuni, esso deriverebbe da “suf”, lana, materiale del rozzo saio di cui andavano vestiti i “sufi”, i primi mistici-asceti dell’Islam. C’è chi propone altre derivazioni, da “safa”, purezza o da “suffa”, in riferimento agli Ahl al-Suffa, la “Gente della veranda”, ovvero alcuni compagni del Profeta Muhammad che vivevano come asceti in una zona della moschea di Medina e che ogni giorno si dedicavano alla preghiera e alla scienza sacra.

    Se sull’origine della parola alcuni maestri sufi sono ancora incerti, al contrario tutti concordano sulle origini di questa via che porta a Dio, ovvero il Corano e gli insegnamenti del Profeta, le due fonti islamiche principali. I sufi sono organizzati in confraternite, (in arabo “turuq”, pl. di tariqa, letteralmente “via”, “cammino”), dove i discepoli grazie ai loro maestri spirituali raggiungono degli stati interiori (“ahwal”) e delle stazioni dette “maqamat”. Il cammino spirituale del sufi è molto interessante e profondo e lo scopo è quello di condurre il discepolo a un rapporto più personale con Dio.

    Molto altro si potrebbe dire… ma per questo vi rimando, se vorrete, ai prossimi approfondimenti.

    Sono presenti 2 commenti

    Anonimo ha detto...

    Gentile Signora la sua riflessione è corretta, eccetto il fatto che l'Islam mistico di cui lei parla e che non esiste più, è stato perseguitato da quello legalista già nel Medioevo.
    Questi grandi pensatori avevano intravisto una sorta di luce che illuminava la loro coscienza. Per questo furono trucidati.
    Oggi l'Islam è solo una religione di obblighi che a reso molti popoli ciechi, obbedienti ed incapace di amare di là dalle differenze di religione.
    Dio illumini questi popoli e li aiuti a capire il loro errore.
    Cordialità

    Paolo R. Cavalleri

    Gabrylorusso ha detto...

    Molto interessante. Vero, ci sono percorsi che appartengono soltanto a certe religioni, ciò tuttavia, non significa che bisogna altresì ignorare ciò che di fatto accade e che rguarda l'Islam. Sono troppe le azioni e le teorie condannabili, per poter evitare di farlo. Molte di esse sono rivendicate addiruttura dai suoi sressi componenti. Ci sono diritti umani non riconosciuti e costumi che ignorano l'evoluzione anche in campo sociale, oltre che umano . La moralità del popolo arabo deve essere messa in discussione, poichè essa rappresenta la parte retrograda di un mondo che seppure in parte ricchissimo, ha in se migliaia di persone che vivono in condizioni primitive. Questo ahimè anche per mentalità. Non entro nella morale perchè ci sarebbe troppo da dire e/o da condannare.

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