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  • 20.5.13
    Dall’osservazione della luna al sistema di calcolo astronomico

    Il dott. Moussaoui Mohammed, nato a Figuig (città del Marocco), Presidente del CFCM, Consiglio Francese del Culto Musulmano, professore di matematica ad Avignone e conoscitore di ben quattro lingue (francese, arabo, berbero e inglese), ha recentemente lanciato un proposta che ha suscitato diverse reazioni sia all’interno della comunità musulmana francese sia in quella internazionale. L’idea di Moussaoui consiste nel sostituire il calendario lunare di uso nel mondo islamico, che si basa appunto sul metodo dell’osservazione della luna, con un calendario anch’esso lunare ma che utilizza un sistema di calcolo astronomico. Vediamo di cosa si tratta.

    Come è noto la vita dei musulmani è scandita dal calendario lunare, avendo il profeta Muhammad abolito il mese intercalare che nel paganesimo preislamico ogni due o tre anni ristabiliva l’equilibrio fra il calendario solare e quello lunare. Con l’Islam, si ritorna al calendario lunare puro, il quale prescinde da una corrispondenza con le stagioni. I mesi lunari musulmani sono alternativamente di 29 e 30 giorni cosicché l’anno è, in tutto, di 354 giorni, e addietro di 11 giorni su quello solare. Il numero dei mesi rimane invariato. Per determinare, per esempio, le festività religiose come l’inizio del mese di Ramadan e tutte le feste che ne derivano, i musulmani osservano l’inizio della nuova luna, che però, per motivi geografici e climatici, cambia da Paese a Paese.

    L’intento di Moussaoui è quello di creare unità tra i musulmani di tutto il mondo che, come ‘umma (comunità dei credenti), celebra all’unisono un momento forte del proprio calendario liturgico. Oltre a questa motivazione, che non è banale, il presidente del CFCM afferma che il calcolo lunare basato sull’osservazione mensile non è più compatibile con le esigenze di questo tempo: con la globalizzazione e le sfide della emigrazione, i musulmani all’estero si sono trovati spiazzati nel dover gestire il digiuno durante il mese di Ramadan compatibilmente con il lavoro e la vita quotidiana.

    Quella che allora potrebbe apparire una proposta di poco conto acquista invece un’importanza di enorme complessità che, se ben approfondita, potrebbe portare ad una svolta sia sul piano religioso sia su quello socio-culturale.

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