• Questo blog ti farà da “bussola” per “ORIENTarti” tra le diversità e le somiglianze che caratterizzano religione e cultura di Oriente e Occidente

  • 29.8.13
    Iniziamo con questo articolo un lungo reportage su Lampedusa, “l’isola che salva la vita”

    Arriviamo a Lampedusa alle ore 7:30 del mattino, tira un bel vento di maestrale e la prima immagine che balza agli occhi guardando dall’oblò dell’aereo è la presenza in mare di alcuni pattugliatori della guardia costiera che sorvegliano le coste di questo avamposto d’Europa. Per il resto, l’impressione che si ricava atterrando è quella di un’isola incastonata nel Mediterraneo dai toni arabeggianti e dalla forte vocazione turistica. Nel raggiungere la residenza che mi ospiterà in questi giorni non posso non osservare come le uniche tracce che rivelano come in realtà Lampedusa sia qualcosa di più di una località balneare siano quelle camionette dei carabinieri che sono parcheggiate a macchia di leopardo per le strade.

    Ciò che però al turista appena arrivato non potrà sfuggire dirigendosi verso le principali spiagge dell’isola sono i resti dei barconi della speranza ammassati proprio davanti al porto nuovo, dove dirimpetto ormeggiano i natanti che ogni mattina conducono i villeggianti alla scoperta dei tesori di questa bellissima isola.
    Un primo approccio con alcuni abitanti dell’isola mi lascia pensare che si cerchi di dissimulare il tema già caldo dei cosiddetti “sbarchi”; uno di loro, rinfrancato dal vento di maestrale che soffia verso il Nord Africa, mi dice: “Con questo vento forse per oggi ce la siamo cavata, non arriveranno…”.

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