• Questo blog ti farà da “bussola” per “ORIENTarti” tra le diversità e le somiglianze che caratterizzano religione e cultura di Oriente e Occidente

  • 8.12.13
    Si è svolta venerdì a Roma l’inaugurazione dell’anno accademico 2013-2014 del Pisai, Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, che si prefigge l’obiettivo di formare “esperti” che, grazie allo studio approfondito della lingua araba e delle scienze islamiche, possano essere strumenti utili nel dialogo con l’Islam perché capaci di aprirsi alla fede e ai valori altrui, pur essendo ben radicati nei propri

    In questa occasione il Cardinale Jean–Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha tenuto una lectio magistralis sul dialogo interreligioso islamo-cristiano. Come il Cardinale ha subito ricordato, già Giovanni Paolo II, alla fine del Giubileo, scriveva che il nuovo secolo si sarebbe trovato di fronte a questa grande sfida e che il dialogo tra le religioni sarebbe dovuto continuare proprio perché strumento indispensabile per salvaguardare la pace nel mondo. Non si può più negare la rilevanza che le religioni hanno assunto sulla scena mondiale e che la loro pacifica convivenza sia segno di grande sviluppo civile e culturale in questo mondo globalizzato.

    Pur nella consapevolezza del valore fondamentale del dialogo, inteso nel suo senso più alto, si riscontrano parecchie difficoltà che rischiano, se non adeguatamente riconosciute e debellate, di ridurlo a un mero indifferentismo religioso o, ancora peggio, a un freddo incontro astratto, formale e di nessuna utilità. Proprio in questa prospettiva, Tauran ci porta a riflettere su come il dialogo dovrebbe essere vissuto, attraverso le dimensioni della testimonianza, della responsabilità e del rispetto. La testimonianza, intesa come il dialogo calato nella dimensione umana della vita, si esprime nella conoscenza dell’altro attraverso la condivisione di bisogni comuni, per mezzo dell’empatia e della solidarietà, nella valorizzazione della diversità come motore di arricchimento culturale e religioso. Conoscere l’altro ci aiuta a vedere che siamo differenti e che tutti abbiamo diritto a vivere la nostra diversità.
    Proprio sotto questa luce, siamo chiamati alla responsabilità della vita dell’altro, a livello personale e comunitario. Nell’ottica della responsabilità, il dialogo dovrebbe condurre a una sorta di advocacy sui temi caldi della nostra attualità, dalla pace alla giustizia ai diritti inalienabili dell’uomo e alla rimozione di ogni sorta di fondamentalismo. Promuovere l’essere umano nella sua totalità presuppone il rispetto della sua diversità. Ogni giorno siamo chiamati a interpellare la nostra coscienza e soprattutto l’idea di rispetto che ci siamo fatti, in seguito anche alle sfide, sempre più numerose, che il fenomeno migratorio ci pone dinanzi. No alla fratellanza da laboratorio o a una omologazione tout court. Il rispetto è quel pezzo di strada che percorriamo l’uno a fianco all’altro, ciascuno nella propria alterità.

    A tal proposito, il Cardinale ha citato un estratto del discorso di Benedetto XVI per la presentazione degli auguri natalizi della Curia Romana (2012), avente come tema anche il dialogo interreligioso: “Un dialogo in cui si tratta di pace e di giustizia diventa da sé, al di là di ciò che è semplicemente pragmatico, una lotta etica circa la verità e circa l'essere umano; un dialogo circa le valutazioni che sono presupposte al tutto. Così il dialogo, in un primo momento meramente pratico, diventa tuttavia anche una lotta per il giusto modo di essere persona umana”.


    È presente 1 commento

    Anonimo ha detto...

    il dialogo sotto questi aspetti azzeccatamente trattati su questo articolo servirebbe ad evitare le guerre, non solo tra religioni, ma tra partiti, tra ideologie, tra essere umani...purtroppo c'è chi evita il dialogo, chi lo distrugge con le azioni di violenza e terrorismo, perché vogliono la guerra e non la pace. La guerra è la croce di quelli che vogliamo la pace e non si può più dialogare, non restando che pregare e lottare per avere giustizia, dove lo stato è fondamentale per questo scopo: proteggere il popolo da quelli che vogliono la guerra. Questa situazione sta accadendo in un paese del sud america e i media internazionali trasformano la realtà, sponsorizzando la guerra. Ma il popolo di Dio sta vincendo e vincerà alla fine.

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