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  • 17.11.14
    Cosa è rimasto delle rivolte di piazza Tahrir? Ce lo racconta Giuseppe Acconcia nel suo nuovo libro

    recensione

    “Abdel Fattah al-Sisi è stato eletto presidente con il voto del 24 maggio, boicottato dalla maggioranza degli egiziani. Per la prima volta, il più grande paese del Nord Africa è guidato da un uomo con le mani insanguinate …” così comincia il racconto dell’Egitto di Giuseppe Acconcia, dal titolo indubbiamente provocatorio. L’autore, già noto per “La primavera egiziana” (Infinito, 2012) e “Un inverno di due giorni” (Fara, 2007), presenta un reportage acuto e di grande attualità del Paese dei faraoni, partendo a ritroso dall’elezione di al-Sisi, nel 2014, raccontando il massacro di Rabaa al-Adaweya, nell’agosto 2013, solcando l’anno di governo dei Fratelli musulmani nel 2012, fino al 2011 anno delle rivolte di piazza Tahrir e dell’elezione di Morsi
    .

    Il testo scorrevole e di impressionante umanità, ricco di fotografie, è accompagnato dalla prefazione di Sonallah Ibrahim, illustre scrittore egiziano che fornisce una precisa ricostruzione storica sulla sinistra egiziana. La narrazione si sviluppa in quattro capitoli, intensi e accurati, che guidano il lettore in un viaggio “socio-politico” tra passato e presente in cui Acconcia, raccontando i tre anni rivoluzionari ormai trascorsi, si fa interprete non solo della questione strettamente politica dell’Egitto, nella sua complessità e alternanza ma, particolarmente, di quella sociale.

    Giuseppe Acconcia
    L’autore sposta l’asse della narrazione sulla gente, sui movimenti sociali giovanili, sulle tribù del Sinai, sugli operai di Suez e sulla repressione dei migranti e delle minoranze e lo fa mediante le dichiarazioni raccolte durante il suo soggiorno, come un “egiziano” tra gli egiziani, per le strade del Cairo e dintorni. Attraverso uno stile chiaro e attento, Acconcia si fa voce delle violenze che si sono perpetrate sulle donne a piazza Tahrir, sotto l’occhio incurante e indifferente dell’esercito e leva forte la sua voce contro il massacro vissuto nella piazza Rabaa al-Adaweya e nella moschea omonima, che lui stesso ha definito un inferno. Non mancano lucide analisi sulla difficile situazione di intolleranza, arrivata ormai all’esasperazione, fra cristiani e musulmani, in particolar modo nella città di Assiut dove sono avvenuti gli scontri più cruenti tra le due comunità.

    Cos’è rimasto, dunque, di quella piazza dal nome emblematico che ha evocato nell’immaginario degli egiziani e di tutta la comunità internazionale, sogni di libertà e di riscatto da un regime autoritario? Che fine ha fatto quella politica nata dal basso che si è poi trasformata in un colpo di stato che ha richiuso il cerchio, dopo tre anni rivoluzionari, in cui l’Egitto si è trasformato e ci ha trasformato? Cosa è mancato alle piazze egiziane? Un libro, dallo stile sobrio ma incisivo che cerca di rispondere a questi e altri interrogativi.


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